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lalessia Una nuova avventura con un nuovo blog
Un altro regalo
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2010
Mercoledì ho parlato con la dottoressa come al solito, mi sentivo bene, credevo fosse tutto a posto, invece venerdì mi sono di nuovo sentita triste, ho il cervello pieno di pensieri che navigano e non mi lasciano in pace. Io voglio solo tornare normale, come ero prima, voglio smettere di pensare sempre al mio collega e a come parlarci, tanto non gli interesso! Ho già molte altre cose di cui preoccuparmi tra l'università e la vita familiare, sono già sufficientemente incasinata, ma lui mi gira continuamente nella testa e non riesco a farlo uscire dalla mia mente. Sto impazzendo, domani lo prendo da parte e gli dico di ridarmi indietro il mio cervello! Basta con le pippe mentali!
Così oggi ho deciso di uscire di casa per prendere un po' di aria fresca e cercare di distrarmi, ma non ci sono riuscita perché continuavo a pensare al mio collega e a chiedermi cosa non va in me, finché non sono capitata davanti alla vetrina di una gioielleria dove avevo adocchiato da mesi un anello troppo carino e ho deciso che me lo dovevo regalare, tanto se aspettavo che me lo regalasse qualcuno potevo anche crepare, il mio compleanno è a fine ottobre e c'era il rischio che l'anello potesse essere venduto prima di quel periodo, e poi ad essere sinceri i regali migliori me li devo fare sempre da sola. E allora ho comprato l'anello, nonostante il mio portafogli piangesse disperatamente per farmi desistere dall'intento, e sono caduta pure io nella famosa trappola femminile del fare compere per tirarti su di morale...

Per essere amati bisogna essere amabili
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2010
Beh, io ci sto provando e spero di non pentirmene. Essere arrabbiata ed avercela con il mondo intero stava cominciando a farmi stare male fisicamente. Poi la settimana scorsa parlo con la dottoressa, che per fortuna mi mette in riga quando tendo ad esagerare, e lei come fa da quando sono diventata sua paziente ha preso un pezzo di carta e ci ha scritto sopra: "Per essere amati bisogna essere amabili". Ammetto che per le prime ore mi sembrava un'enorme stronzata e che ero molto pessimista (oltreché ancora arrabbiata e contemporaneamente stanca di esserlo), però l'ho attaccata lo stesso alla parete accanto al mio letto. Il giorno dopo invece, appena mi sono svegliata, non mi sentivo così arrabbiata e stanca, e mi sembrava che le cose potessero andare meglio. In realtà è sempre stato tutto collegato al fatto che il mio collega non era interessato a me e che nemmeno mi rivolge la parola, e io non potevo sopportarlo. D'altra parte avevo paura di andare a parlargli io per prima e mi stavo facendo una marea di paranoie su cosa avrebbe pensato lui. La dottoressa mi ha detto che forse il mio collega non si avvicinava perché si accorgeva che avevo un'aria assassina nei confronti di chiunque e mi ha consigliato di comportarmi come se lui fosse gay e provare a parlarci, magari la mia rabbia sarebbe svanita come una bolla di sapone. Martedì ho visto che il mio collega era da solo davanti al portatile e mi sono avvicinata a scambiare due parole. È stato molto più semplice di quanto potessi immaginare, per evitare l'imbarazzo ho fatto un po' la scema, però ho cercato di lanciare un segnale distensivo del tipo: "sto bene, non ce l'ho con te" come se avessi superato il suo rifiuto. A dire il vero non so come andrà a finire, in fondo in fondo spero di poter migliorare il rapporto quel tanto per non tornare ad ignorarci come prima. Sto provando a non farmi illusioni. "Per essere amati bisogna essere amabili" e se io mi chiudo come un riccio verso gli altri, loro faranno lo stesso nei miei confronti.
Non è andata bene
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2010
Sono riuscita a chiarire la situazione con il mio collega, ma purtroppo è arrivata anche la cattiva notizia che mi aspettavo. Non volevo soffrire di nuovo, ne avrei fatto volentieri a meno.
continua
Come mettere in imbarazzo un collega
post pubblicato in diario, il 1 febbraio 2010
Il seguito della lettera ad un collega. Come nei migliori film, siamo arrivati al colpo di sc(hi)ena che (a mio giudizio) potrebbe aver compromesso tutto, ma il finale è ancora aperto a qualsiasi imprevisto...
continua
Lettera ad un collega
post pubblicato in diario, il 28 gennaio 2010
Lettera ad un collega universitario che turba le mie notti e sconvolge i miei ormoni. Naturalmente lui non la leggerai mai, chissà se avrò il coraggio almeno di parlargli...
continua
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